DIARIO DI UN ORTO

vi racconto un altra storia

 Dopo 5 mesi vi racconto un altra storia, questa volta a lieto fine.

Era un giorno di ottobre, come faccio un paio di volte all’anno estirpavo i rovi che crescono sul confine nel campo di Cerveno, a dire il vero stavo pulendo molto oltre il confine, mi ero addentrato nel campo del vicino ormai abbandonato dal 2016 e come capita spesso mi facevo prendere nell’uso della roncola, in questi due anni erano cresciuti parecchi rovi e la robinia spollonava ovunque, un vero peccato, il campo era grande, con moltissime piante da frutto, dei muri a secco maestosi e magnifici, alcuni tratti caduti dopo che delle piante erano cresciute nel mezzo, con le mani logorate dal lavoro e dagli aghi di acacia, montava la rabbia e le imprecazioni uscivano spontanee, all’improvviso mi salì un illuminazione, a dire il vero niente di così geniale, anzi perchè semplicemente non ci avevo pensato prima? determinato come non mai decisi di andare a chiedere il terreno in gestione, dovevo solo scoprire chi era il proprietario, proprio in quel momento passava di lì l’amico Arturo che mi venne incontro, indicandomi nome e cognome, via, colore del cancello, senza esitare partii verso il centro del borgo, suonai il citofono, attraversai il cancello verde prima di aver ottenuto risposta, un vecchietto dalla faccia mansueta stava nel cortile dove seduto su una panca si godeva il timido sole autunnale, e dopo essermi presentato spiegai tutto, non capiva, ora invece capivo io perchè non era più in grado di gestire quel frutteto, la moglie uscì di casa subito dopo, e tradusse per me come fossi in un paese straniero, gli si illuminò il viso, fu davvero facile, non me lo aspettavo, perchè la sua risposta fu semplicemente; “fal ‘n ‘na” cioè fallo andare, gestiscilo, fanne quello che vuoi, accipicchia! ora mi sentivo davvero uno sciocco, avrei potuto andare a chiederlo molto tempo prima.

Oggi è pieno inverno, il campo è già stato ripulito dai rovi e dall’acacia, ho spostato qualche pianta da frutto, alcune le ho dovute tagliare e ne ho trapiantate altre, selvatiche da innestare, nonostante ci siano decine di alberi da frutto c’è ancora molto spazio, dopo aver lavorato il terreno con l’erpice di un amico abbiamo seminato la segale, e le fave, ho contenuto l’edera sui muri a secco, e dopo aver estirpato i rovi e il sanguinello per una lunghezza di 100 metri sotto di essi  ho trapiantato carciofi, qualche aromatica, preparato le colle dove andranno i fagioli zolfini, le cipolle e vari cavoli, infine ho tagliato parecchia legna per gli anni a venire, perchè anche in questo caso mi son lasciato prendere la mano e sono andato molto oltre arrivando a pulire la strada consorziale che ormai non esisteva più, nonostante mi lamento sempre del fatto di dover ripulire e rigenerare nuovi campi, non saprei che altro fare durante le stagioni morte, mi diverto nel modellare un terreno perchè sia più funzionale valorizzando ciò che c’è al suo interno, e provo piacere ad immaginare come sarà il campo quando la primavera proromperà in tutta la sua bellezza.

 

 

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