DIARIO DI UN ORTO

il frutteto officinale

Ricordo i miei periodi solitari, tantissimi anni fa quando con il mio cane mi addentravo negli incolti della costa soliva Valtellinese e lì facevo le mie merende a base di frutta, in quel periodo lessi uno dei miei libri preferiti; il barone rampante di Calvino e ne rimasi affascinato, sognante pensavo di percorrere tutto il versante alpino passando da un albero all’altro nutrendomi al mio passaggio dei frutti, in quest’ultime stagioni sono stato dubbioso se tenere o meno l’orto storico di Montepiano, è sempre stato l’orto di casa finchè non mi sono trasferito in un altro paese, sono stato anche sbadato occupandomi di altro, mettiamoci la lontananza, la frustrazione per il luogo climaticamente estremo e con pendenze da capogiro, a volte pare debba scivolare tutto a valle e sopra di me la parete scoscesa della montagna non ispira fiducia, ogni volta che passo per il fondo valle il mio sguardo volge all’insù per constatare se Montepiano è ancora lì. Nel 2015 avevo iniziato a trapiantare alberi da frutto, sempre con molti dubbi non essendo il terreno di mia proprietà, per avere frutta ma anche soprattutto per ombreggiare dalla gran calura del luogo, ho proseguito tralasciando ortaggi se non alcuni, quelli che vengono meglio, la domanda che mi è balzata in testa è stata; che farsene ora di un luogo così scomodo da raggiungere? Ricordandomi quei giorni in cui vagavo alla ricerca, la soluzione era semplice e a portata di mano; ridare nuova vita ai terrazzamenti di Montepiano convertendolo in giardino con piante perenni che richiedono meno cure quotidiane, un frutteto officinale, per me il luogo è già spettacolare così senza dover trapiantare nulla, la biodiversità spontanea basta per farlo diventare un magnifico giardino, se ci sono anche piante fruttifere dalle quali coglierne i frutti sarebbe il giardino dell’eden. Impiantare alberi è un vincolo come dice la mia compagna dallo spirito nomade: le forti radici di un albero che affondano nella terra equivalgono alle radici che mettiamo e ci legano ancor di più a un tal luogo e ci uniscono ad esso, le aromatiche qui mi han sempre dato soddisfazioni e i carciofi crescono da una vita, ho aggiunto e aggiungerò altre piante da frutto, quelle che più si addicono al territorio come le drupacee, la memoria storica degli anziani ricorda Montepiano come luogo adatto alla coltivazione di albicocche e pesche sanissime in passato, un tempo in questo luogo i contadini riproducevano una varietà di pesca dal seme, un raro caso in cui un frutto moltiplicato da seme riproduce fedelmente la pianta madre, ho seminato alcuni selvatici che possono dare frutti eccellenti come le prugne, e le pesche che in questo caso cresciute selvatiche non soffrono della bolla e altre malattie, i perseghì selvatici possono dare buoni frutti di discrete dimensioni, buoni e soprattutto sani, ho estirpato selvatici in frutteti incolti forse un giorno da innestare, come biricoccoli, meli ed albicocche, infine ho promesso alla mia compagna avrei messo un melo cotogno pianta che abbiamo dovuto abbandonare nella vecchia casa, dal compost sono nati noci, castagni e avocadi ma direi che non è luogo adatto a loro, I fiori e le officinali che utilizza la mia compagna per i suoi trasformati sono arrivate col tempo, trasportate involontariamente grazie al compost oppure da semi trasportati attraverso le scarpe o i maglioni di lana, qui e là nascono piante di rosa canina e l’iperico si sta propagando sempre di più ogni anno che passa, da anni faccio talee un pò ovunque di piante aromatiche ed anche se la percentuale di riuscita è bassa perchè non le curo, col tempo qualcosa ha radicato ed è cresciuto, chiunque si troverebbe a proprio agio serenamente in un frutteto pieno di aromatiche e fiori officinali.

Certo pare strano, mentre io impianto alberi da frutto, gli altri li abbandonano, è la normalità ritrovare frutteti abbandonati e lasciati a stessi, in altro luogo e altro campo di mia gestione i frutteti abbandonati con cui il mio campo confina sono addirittura due.

 

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