TERRA

ansie da coltivatore

Ovvero riusciranno i nostri eroi a far crescere una piantina nonostante la siccità, la tempesta e i parassiti?

E’ proprio così, un apprensione continua, soprattutto nella bella stagione, i poveracci come me che non hanno serre o impianti di irrigazione e altri mezzi devono attendere che natura faccia il suo buon corso, fatto che non coincide mai con le nostre esigenze, giorni e settimane a guardare il cielo o il meteo internet in attesa di una pioggia che ridia vita ai tuoi campi, e l’acqua può arrivare, ma sotto forma solida, ghiaccio che trita tutto, meglio non assistere alla diretta di questi eventi, con apprensione il giorno seguente ti rechi nei campi e nel tragitto osservi intorno a te per capire cosa potrai trovare al tuo arrivo, senza contare i lunghi periodi siccitosi, le bombe d’acqua, le raffiche di vento, le gelate tardive, i parassiti, gli animali selvatici, ed anche i parassiti con due gambe, cioè gli “zanza”, chi coltiva avrebbe di che lamentarsi 365 giorni all’anno, i miei vicini anziani è un continuo; perchè piove, perchè non piove, è caldo, è freddo, anchio lo faccio, ma per lo meno in silenzio, annuisco ad ogni loro affermazione e mi chiedo; da vecchio sarò così anchio? eventi che ti buttano giù e ti scoraggiano, nei primi 10 minuti lo sconforto è totale davanti a spettacoli penosi e tristi, ma so che la natura si rigenera, se fosse per l’umano probabilmente non ci sarebbe più nulla vista la sua attitudine al disfattismo e allo scoraggiarsi, lamentarsi e mollare tutto.

Al giorno d’oggi bisogna fare i conti anche con i cambiamenti climatici, soprattutto per quanto riguarda le estati più calde e secche, dobbiamo noi adattarci e adattare i nostri semi, adottare nuovi metodi e trovare nuovi approcci, io me ne faccio una ragione e metto tutto in preventivo, avere campi e colture dislocate può essere scomodo, ma ci si può assicurare un raccolto, finchè non arriveranno le piaghe come nell’antico Egitto andrò avanti senza demordere.

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4 thoughts on “ansie da coltivatore

  1. Solo chi ama veramente la propria terra può ragionare ed agire così. Quasi impossibile trovare dei paralleli tra il nostro modo di coltivare e l’agricoltura “cosiddetta” tradizionale. Non so se la responsabilità maggiore sia degli agricoltori, dei consumatori o della grande distribuzione. Certo è che l’ignoranza regna sovrana ed a guadagnarci sono le multinazionali sia alimentari che della chimica. Le famiglie continuano a comprare nei supermercati cibo inutile, che riempie lo stomaco ma non nutre, con la scusa che il cibo bio è troppo costoso e poi spendono i loro stipendi in telefonini ed abbonamenti TV o leasing per auto che non possono mantenere. I contadini continuano a riempire la loro terra di fertilizzanti chimici e pesticidi per produrre frutti perfetti ma vuoti da vendere per quattro soldi alla grande distribuzione che li strozza.
    Forse noi siamo solo degli idealisti patetici ed il mazzo che ci facciamo per produrre un po’ di fagioli e qualche chilo di patate (e non solo) ci fa sragionare. Io comunque non scambierei il mio piatto di fagioli con uno qualsiasi dei pasti luculliani, o presunti tali, della gran parte dei ristoranti

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