PIANTE/SAPORI/SEMI

per un pugno di fagioli

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Ormai lo sanno tutti, è l’anno dedicato ai legumi, dovrebbe esserlo ogni anno, il fagiolo è un alimento che stava alla base dell’alimentazione di questa valle insieme a patate, e cereali di montagna. Sto dedicando sempre più tempo a questa coltura, semplice e sostenibile, che richiede poche cure e acqua, nessun trattamento o concimazione, una coltura e una cultura che da molte soddisfazioni, riserva sorprese, e soprattutto sazia lo stomaco.

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Seminati in tre luoghi diversi con diversi microclimi, inizialmente erano una ventina di varietà, al raccolto erano molte di più, fagioli mutati, fagioli ibridati, fagioli ritornati ai loro geni originari, l’anno passato avevo preso una manciata di semi ad uno scambio, erano particolari, non corrispondevano a nessuna varietà specifica, ma sembravano un ammasso di geni buttatti in un seme, ognuno di quel seme è tornato alla varietà originale, regalandomi sorprese ad ogni sbaccellatura, ma così è avvenuto il contrario, con varietà mie, mutate, presentando screziature e sfumature diverse per molti fagioli e varietà. Non diserbando neanche manualmente la difficoltà maggiore sono con le varietà nane, preferisco sempre quelle rampicanti, più produttive, e avendo sempre nelle vicinanze luoghi in stati di abbandono riesco facilmente a reperire centinaia di tutori. Ognuna di queste varietà ha un sapore diverso, alcuni molto decisi e troppo forti per chi non è abituato, e si affida per lo più alle solite varietà che si trovano in commercio, retrogusti di castagna e bosco, altri più delicati con buccia sottile e digeribile, io mi diverto a mangiarli mescolati, cercando di capire attraverso le papille gustative di che varietà si tratta.

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Un luogo fresco in altitudine è sempre l’ideale per coltivarli, gran parte dei fagioli che possiedo non gradiscono le alte temperature e il terreno secco, alcuni in questo caso non producono per niente, si è visto anche quest’anno, i fagioli seminati nel fondo valle hanno prodotto meno, con problemi dovuti ad infestazioni di afidi e cimici, portate anche dalle monoculture di mais nelle vicinanze, e il troppo caldo nel periodo sbagliato che non permetteva l’allegagione dopo la fioritura, mentre la produzione in quota è stata più abbondante e senza problemi parassitari, il tutto per un totale di 26 colle, miliaia di piante, ma non solo fagioli, anche piselli, ceci, lupino, soia ecc… per l’autosufficenza invernale, e per la vendita ai nostri affezionati acquirenti-consumatori.

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  1. Pingback: I Fagioli di Ossimo – Colture Rupestri

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