DIARIO DI UN ORTO/PIANTE

imitando il bosco, il bosco è maestro

IMG_7824“Molte persone che passavano da Montepiano, sulla strada che sovrasta i miei terrazzamenti, mi ammonivano dicendomi che avrei dovuto tagliare tutto, “porta via il sole” dicevano, ma a luglio e nei mesi più caldi e afosi, mentre io sono all’ombra e alla frescura di un albero, loro sono accaldati e in emergenza idrica…lamentandosi.”

I terrazzamenti dove coltivo, abbandonati da decenni erano gran parte boschivi, bosco ceduo, quando sono entrato per recuperare l’incolto e coltivarIMG_7616ci ho potuto ossevare l’ecosistema della foresta, in alcuni casi ho seminato e coltivato nelle zone semi ombrose, all’ombra di un fico o un cigliegio, sotto la vite, potendo constatare la fertilità del suolo e le escursioni termiche attenuate da queste barriere naturali, così ho pensato di copiare la natura, e prendere ispirazione da essa, quello che inizialmente doveva essere semplicemente un orto, nel tempo si è evoluto in un ecositema ricco di biodiversità, a cavallo degli ultimi due anni ho piantumato alberi da frutto; per ombreggiare, rinfrescare, e soprattutto diminuire le forti escursioni termiche delle primavere e degli autunni alpini, quindi trapiantando sul perimetro e in luoghi strategici alberi da frutto, e lasciando quelli che già c’erano, un luogo in cui ci siano ortaggi, aromatiche, officinali, piante da frutto e da legna, un giardino autosostenibile, che ottimizza risorse come l’acqua e il suolo, secondo la mia persoIMG_7477nale esperienza ed osservazione, le piante e gli ortaggi cresciuti in questo contesto sono le più sane e vigorose, e molte che normalmente d’inverno morirebbero, lì riescono a sopravvivere, mentre in estate a Montepiano, l’unico posto dove far crescere tranquillamente cavoli, zucche e zucchine è proprio all’ombra di un albero. E’ questa la strada cui il mio istinto mi ha fatto imboccare, ho lasciato anche zone sguarnite ed esposte in base alle esigenze colturali di ogni specie, lì già crescevano fichi d’Indimelo con segale, topinambour, rafanoa e carciofi, anche sulle pietraie si può coltivare qualcosa. Non è stato semplice e ho avuto molti dubbi, ma le risposte erano già lì, alla portata di tutti, i dubbi erano soprattutto sulle piante da frutto da piantumare, specie e varietà resistenti e che non necessitino di troppe cure, su suolo subalcalino, sciolto e secco, osservo da tempo sul versante dove coltivo, piante morenti, ma è anche vero che i miei vicini trapiantano in forte pendenza senza dare la possibilità all’acqua di penetrare il suolo, in una zona arida e calda, dove non c’è acqua se non quella piovana. Il melo è una pianta significativa per me, mio nonno faceva il melicoltore e viticoltore ed erano alla base della sua economia, con relativi problemi, e drastiche soluzioni, ma si parla di estese di monocolture, la mia poca esperienza proviene da lì, quindi da accantonare, è il frutto per eccellenza, il frutto biblico, il più simbolico e citato, così sono state le IMG_8257prime piante ad essere messe a dimora, dopodichè piante più arbustive; un giuggiolo, regalo per la mia compagna, e corbezzolo, nei luoghi dove il terreno è più povero e ghiaioso, dovrebbero essere adatte al mio tipo di terreno, poi prugno e albicocco, ai loro piedi ho seminato un mix di erbe come faccio sempre, tra cui grano saraceno, segale e veccia, dopodichè questa primavera sotto le piante crescevano spontaneamente pomodori, zucche e topinambour, da semi trasportati attraverso il compost, altri dubbi verranno dalla gestione della potatura, per questo sto seguendo indicazioni da chi da decenni pratica la frutticoltura responsabile, che non deve essere per una maggiore produzione, ma per un giusto equilibrio naturale. Dopo una pausa e un ulteriore osservazione, trapianterò ancora, affidandomi ai selvatici.

A fine giugno, in un giorno torrido, quando assetato ho raccolto e mangiato la prima albicocca è stata una grande emozione e soddisfazione, la prima albicocca non si scorda mai, intanto i pomodori si abbronzavano, anche all’ombra di un albero.

Il bosco è davvero maestro.

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