SEMI

semi multiculturali

okraSpesso mi avventuro in discussioni su ciò che è giusto coltivare e seminare, e cosa no, la frase ricorrente è; “dovremmo coltivare solo cultivar autoctone, e non esotiche”, in una specie di razzismo ortofrutticolo, io stesso potrei definire esotico quello che viene dalla provincia di Bergamo, quali sono i confini, chi li ha stabiliti? se risalgo il più possibile a ciò che potrebbe essere autoctono della mia zona, non so perchè mi verrebbero in mente le rape e le cicorie, e forse neanche queste, tutto ciò che abbiamo nei nostri orti è esotico, i popoli si spostano da millenni, sono sia stabili, che nomadi per necessità, portando i semi con loro, più facili da trasportarindexe che un ingombrante bagaglio. Il mondo è ormai globalizzato, sia in bene che in male, e oggi anche l’italia è una nazione multiculturale, dove Cinesi, Arabi, Sudamericani, Centrafricani, hanno portato con loro la tradizione, la storia, e la cultura dei loro paesi, inclusi il cibo, e i semi, gli Italiani che nel secolo scorso emigrarono in tutto il mondo, fecero lo stesso, portarono con loro; i San Marzano, la cucuzza, i broccoli, ecc…

Zucchine, pomodori, fagioli, patate ecc…sono tutti ortaggi esotici images2rintracciabili nei nostri orti da pochi secoli, i semi e le piante si adattano ad un luogo sicuramente più degli esseri umani, se un amico Italiano o Senegalese mi dona dei semi di okra, li coltiverò, e se quest’ortaggio non dovesse soddisfarmi, regalerò a mia volta i semi a chi li vorrà coltivare…difatti, così è avvenuto.

Un altra fase ricorrente è; “sei un pericolo per la biodiversità”, mi si rimprovera del fatto che non isolo le diverse varietà, senza preoccuparmi delle ibridazioni, anche questo è razzismo, io sarei un pericolo! non la cementificazione, il diserbo, le monocolture, i semi delle multinazionali…sono felice di avere nel mio orto varietà “autoctone”, esotiche, antiche e moderne, in completa promiscuità, e l’uomo quando imparerà?

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bieta ibridata

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le tre sorelle ibridate

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