PIANTE/SAPORI

il ciuenlai; un ortaggio Camuno poco comune

caiguaIl ciuenlai, è il nome con cui in Vallecamonica viene chiamata la caygua, da decenni viene coltivata in Valle, di certo si può risalire almeno agli anni 60, persone della mia età e più grandi, si ricordano quando da bambini, le loro nonne la coltivavano nell’orto, ed è grazie alle nonne, se oggi la si può trovare ancora in zona. Sarebbe interessante conoscerne il percorso storico, come i semi di questa pianta dal centro e sud America siano arrivati nel nord Italia, e la nascita del singolare nome Camuno, che richiama al noto politico Cinese Ciu En Lai. Dal libro; “manuale per salvare i semi dell’orto e la biodiversità”, curato da civiltà contadina, vengono individuate sue coltivazioni nell’areaIMG_6418 lombarda delle province più a nord, pur essendo una pianta tropicale, soffre le estati secche e afose, in queste condizioni i fiori muoiono, qui nelle valli del nord ha trovato il suo clima ideale, il grosso della produzione è tra settembre e ottobre, quando le giornate si rinfrescano. Pare fu portata in Italia da emigrati, che rientravano in patria, ma non è certo. Viene chiamato anche milione per la quantità di frutti che produce, ma il nome botanico è; cyclanthera pedata, della famiglia delle cucurbitacee. Essendo un ortaggio rampicante, solitamente la si trova al limitare degli orti, trovando così il suo ambiente ideale, cayguaarrampicandosi su palizzate e ringhiere, io personalmente la semino al piede dei muri a secco ricoperti di edera. La ricetta classica, ed anche l’unica che conosco, è; dopo aver diviso a metà il frutto, tolti i semi, sbollentarla in acqua e aceto, infine farcirla di acciughe e capperi, e  conservarla sott’olio. Chiunque possieda informazioni su questa pianta, le condivida con me.

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4 thoughts on “il ciuenlai; un ortaggio Camuno poco comune

  1. Uno degli antipasti preferiti dai nostri commensali, normalmente dopo averli degustati si portano a casa dei semini per seminarli in primavera.

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  2. Altro modo di degustarli: sbollenta lì sempre con aceto salato, lasciare raffreddare poi invasare con il liquido rimasto, al momento del bisogno strizzarli bene, tagliarli a pezzettini e condire con silter, olio evo e pepe.

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  3. Noi adoriamo i ciuenlai e solitamente li prepariamo così: prendiamo il ciuenlai e lo incidiamo per verticale sulla pancina da dove togliamo i semi e i filamenti poi li sbollentiamo in pari quantità di vino bianco e aceto e un pizzico di sale per circa 4-5 minuti (finché cambiano colore) poi si scolano e si fanno asciugare bene su un canovaccio. Prepariamo poi una farcitura tritando tonno capperi e acciughe in base alla propria preferenza (io abbondo sempre decisamente col tonno) e si farciscono. Per ultimo si dispongono in vasetti dove vengono ricoperti con olio di girasole per non coprire troppo il gusto…e si conservano in cantina.

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