SEMI/VALLI

Montepiano, Felicino e i pomodori

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Non conoscevo il  mondo oltre il mio orto, mi era precluso da un muro di rovi e un abbandono decennale, solo quest’anno quando riuscii a ripulire il bosco mi si aprirono gli orizzonti sulla valle e Montepiano, mentre scrutavo quel nuovo mondo, sul confine un giorno incontrai un arzillo vecchietto, il mio vicino di campo; Felicino un “giovane” di 86 anni, uomo profondamente legato alla terra, stava falciando l’erba con la “ranza”, dopo un primo approccio, e una promessa, il pomeriggio tornai ad aiutarlo a caricare il fieno sul trattore, nel tardo pomeriggio eravamo spensierati al suo “baitel” con pergola, conversando e bevendo un paio di bicchieri di rosso, cosa che faccio tuttora, quando passo di lì, è d’obbligo un calice di rosso e un pezzo di formaggio di malga, è il segreto di lunga vita di Felice, che siano le sei del mattino come le tre del pomeriggio…al richiamo della tipica frase Camuna; “beviamo una volta”; tradotto in Italiano significa almeno tre.

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Un giorno di maggio, passato da lui, sotto la sua pergola in vite di fronte casa, notai un prato incolto…osservando bene capii che non era gramigna, ma un tappezzamento di piantine di pomodoro, mi raccontò; erano i pomodori che da circa 40 anni nascevano spontanei in quel luogo, dopo che un anziana signora del paese gli aveva donato la semenza, a metà anni “70, disseminandola nel terreno davanti a casa senza curarsene, da allora, per tutti quei decenni, ogni anno ha avuto la sua abbondante produzione di pomodori, che sfamano lui e le galline nel pollaio.

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Prima che estirpasse tutto, lasciando quelle poche da coltivare, mi sono fatto dare delle piantine che successivamente ho trapiantato, si sono dimostrate subito vigorose e resistenti, le mie forse dovuto dal trapianto a radice nuda son cresciute bene ma non come quelle di Felicino, che probabilmente nate spontaneamente nello stesso luogo arrivavano fino ai 2 metri e mezzo circa, come dice lui; il mio terreno “lè magher”, cioè povero di nutrimenti, lui  li lega ai pali della vite ancora con i salesc, cioè i legacci in salice, la pianta è molto produttiva, non il classico cigliegino selvatico che cresce in molti orti, molto più precoce e il frutto più grande, schiacciato ai poli,  leggermente squadrato, il peso varia; dai 15 ai 28 grammi, la buccia leggermente spessa (giustamente ha dovuto farsi la corazza), ignorato completamente dalle cimici, da altri parassiti e dalle virosi per un quarantennio, il sapore gradevole, polposo, alcuni con retrogusto selvatico, peccato non si conserva a lungo dopo colto, va benissimo per conserve, o saltati direttamente in  padella con olio e cipolla o aglio per una spaghettata, ho selezionato i semi dei frutti più belli e grossi, per addomesticarlo un poco, ma spero anche, si autorisemini come succede al nostro Felicino. Questi pomodori lo rappresentano alla perfezione; resistenti, irriducibili, testardi, produttivi, selvatici, genuini e profondamente legati a Montepiano proprio come lui…insomma tutti e due un patrimonio del luogo.

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3 thoughts on “Montepiano, Felicino e i pomodori

  1. tellincamuno mi piace una cifria come scrivi, sei come una commedia pazzesca piena di storie e aneddoti sulla vita della terra e degli ènculat che la coltivano!
    Daje così

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  2. fare una mattina di lavori nel campo, tornare a casa e fare manutenzioni varie…. poi rilassarsi sul divano e leggere i tuoi racconti con tanto di foto , ….. è il massimo che uno può avere… grazie tellin buona serata. p.s. saluta felicino.

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