VALLI

l’odore del fieno

 
 
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tellincamuno con motocarro vintage

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nonno Giacomo

Spumador , salame, vino, il muleta, frate indovino, mosto, capiana e serraglio, meleti e vigneti, e lo zecchino d’oro, sono le parole che associo alla mia infanzia. Oggi, con la mente lucida, i ricordi si fanno più chiari, con nostalgia riaffiorano; quando vissi cinque anni con i miei nonni. Gli anni settanta, di un piccolo paese dell’arco alpino, dove le strade non erano ancora tutte asfaltate, molte ancora pavimentate col rish; il ciotolato,  i cani vi scorrazzavano liberi senza aver mai conosciuto guinzagli e collari, Gli uomini andavano all’osteria e tra un calice di rosso e l’altro giocavano alla mora e alle bocce, Le donne, con il classico “scusal” si ritrovavano alla fontana, per lavare i panni e socializzare. I giovani non esistevano, dopo la scuola dell’obbligo si era già troppo grandi e bisognava andare a lavorare. Ricordo l’odore del fieno, delle cantine muffose e quello dell’uva che fermenta, mestieri ormai scomparsi; come lo strascè, lo spazzacamin, il rutamat, e quando arrivava era un evento; Il muleta che richiamava le donne con la sua voce: “le chi ‘l muleta, forbes, cultei, si consolano le vedove!”, i bambini gli andavano incontro per osservare affascinati quel prodigio di ingegneria meccanica: una pietra circolare era collegata tramite una cinghia al motore della vespa.

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Bianzone

La televisione aveva due canali e le trasmissioni iniziavano alle quattro del pomeriggio. Ricordo mio nonno, i suoi baffi che arricciava agli estremi, un occhio bianco, causa della “cinese” degli anni 50, sentivo dirgli..allora immaginavo una donna con gli occhi a mandorla che gli infilzava l’occhio con le unghie lunghe, Il colbacco nei giorni di festa, il vecchio motocarro, suo unico e fedele mezzo di trasporto, I racconti dei partigiani in Albania, dove andava a trascorrere le vacanze, Crescendo, mi son sempre chiesto quanta gente andava a trascorrere le vacanze nel paese più povero d’Europa e con una rigida dittatura, ricordo che affermava di odiare i preti e non sarebbe entrato in chiesa nemmeno da morto. Mia nonna era esattamente il contrario, donna di fede, in cucina aveva la foto di papa Roncalli , e tutti gli anni immancabile il calendario di frate indovino sulla parete della cucina, avevIMG_2389a lunghissimi capelli neri, lisci, che le arrivavano in fondo alla schiena, nessuno a parte noi l’aveva vista così al naturale, perché li portava raccolti in uno chinon.

Era forte, con due braccia contadine, Tagliava la legna come si taglia il burro, all’uscita dell’asilo mi veniva a prendere, mi  portava in “cabreta”, su per una ripida salita fino a casa, dove poi mi sfamava con un panino al salame, oppure imbevuto di vino e zucchero, come si diceva; ” ‘l vin al fa sanc”. Lei era la padrona di casa, ma tutti e due si prendevano cura dei vigneti dietro casa e i meleti che coprivano le pendici della montagna sopra il paese. Oggi penso molto a quei periodi, con nostalgia, tornare alla terra, fare un passo indietro per farne due avanti, una vita semplice, senza fronzoli, una nuova età dell’innocenza, una nuova civiltà contadina.
 
 
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2 thoughts on “l’odore del fieno

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