SEMI

e dopo i rovi…lunga vita alle patate antiche

IMG_3362Quest’anno ho scelto di non seguire il calendario lunare, ma la tradizione; il 19 marzo; San Giuseppe è il giorno in cui molti seminano le patate in vallecamonica, ma farò delle semine sfalsate così da raccogliere in diversi momenti dell’anno.                                                                               5 mesi son durati i preparativi, prima i rovi, con le loro radici che non desistono, e poi i sassi di cui il sottosuolo era ricoperto, dopodichè ho continuato ad aggiungere sostanzaIMG_2034 organica al terreno; foglie e ramaglie tritate, terriccio di bosco, così per vari strati, oggi ho un terreno leggero e fertile, evitando l’uso di concime animale, che a volte può essere controproducente. I miei vicini pessimisti e disfattisti dicevano che avrei perso il mio tempo, affermavano che; il luogo è troppo caldo; quindi ho lasciato degli alberi per ombreggiare e rinfrescare, troppi sassi; li ho rimossi, il terreno troppo alcalino; ho aggiunto sostanze organiche per acidificarlo, voglio dimostare loro che si possono coltivare patate anche su quel versante di montagna.

IMG_3307Le varietà da seminare erano troppe, così ho deciso di impegnarmi solo su alcune e affidarne altre ad amici, tutte queste cultivar; come le parli, le ottosettimanelle (molto simili alle ratte), deliziose, dalla buccia sottile e delicata, le blu di Valtellina che in Valtellina nessuno conosce (un piccolo tesoro), la Verrayes originarie della Valle d’Aosta,  delle patate trentine a buccia rossa di cui non si conosce il nome, datemi da un amico, e le blu di San Gallo recuperate all’ultimo momento, sono state coltivate per  secoli sulle Alpi Svizzere e nel Nord Italia. La patata “dimenticata” la si può riconoscere da una caratteristica; gli occhi, le IMG_3182incavature che la fanno assomigliare ad una pigna, sicuramente non hanno più mercato proprio per quest’irregolarità, rendendola difficile da pelare, è una peculiarità di tutte queste specie, un altro motivo della loro semi scomparsa è il fatto che la produzione di questi tuberi è inferiore alle solite varietà commerciali, sparendo anche dai piccoli orti famigliari. Quando si parla di cibo, non ci può fermare solo alla quantità, bisogna pensare in primis alla qualità, e alla sostenibilità, affidandosi a colori e sapori antichi non omologati.

IMG_3318Inizialmente avrei voluto sperimentare un alternativa più comoda e meno faticosa, ad esempio sotto la lana o la paglia, ma non le avevo a disposizione, avevo pensato anche sotto le ramaglie, di cui ne dispongo una gran quantità, ma era rischioso, infine ho optato per il metodo tradizionale interrandole. Dopo aver fatto pregerminare le patate in casa alla luce e al tepore per qualche settimana, alla metà di marzo in una splendida giornata di sole mi sono recato a Montepiano per la semina, alcune le impianterò fra più di un mese, come dicevo per avere due differenti periodi di raccolto, ho pensato bene di fare unaIMG_3317 mappa per ricordarmi dove sono le diverse patate, infine sul terreno ho gettato a spaglio semi di piante da sovescio, fissatrici d’azoto e potassio, in consociazione più avanti quando spunteranno le piante, metterò fagioli, rafano e verze alternandole ai tuberi interrati, e sul confine, una fila di mais tipico della valle. Speriamo di fare un buon raccolto, così da poterle riprodurre negli anni a venire, e poter dire con soddisfazione ai miei vicini che avevano torto.

 

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4 thoughts on “e dopo i rovi…lunga vita alle patate antiche

  1. Sono contento che qualcuno rischi anche l’insuccesso per aumentare le proprie conoscenze e diminuire le incertezze che, nel campo sperimentale, sono sempre tante. BUONA FORTUNA!

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    • No, anche i fagioli sulla fila delle patate e idem per le verze, alternate casualmente alle piantine di patata, considerando anche quante verze sopravviveranno al semenzaio, e quanti fagioli ho.

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  2. Pingback: patate di montagna, dorifora e altre storie… | Tellincamuno

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